Veloce o lento, purché sia facile

Pubblicato da Redazione il

In un sito di ricette il titolo di una preparazione non deve solo convincere per la scelta di ciò che si mangia, ma anche per modalità e tempi di preparazione e cottura. Per questo abbondano gli aggettivi: vediamo cosa dicono.
La facilità vince su tutto. L’aggettivo ‘easy’ compare nel titolo di quasi 2.000 preparazioni: chi ha proposto queste ricette sembra aver assunto che nei ricettari online si cerchi innanzitutto la semplicità di esecuzione. Ma queste ricette sono davvero agevoli da realizzare?

A parte forse alcuni blog di cucina, di solito nelle ricette non ci si dilunga in commenti o perifrasi: si danno indicazioni. Assumendo dunque che il numero di parole del procedimento di preparazione sia un indicatore della laboriosità di esecuzione della ricetta, si può mettere in relazione il testo delle ricette “facili” con le altre. Risultato: le prime hanno in media 17 parole in meno rispetto alle rimanenti.

Dopo facile ci si aspetterebbe veloce, e invece c’è slow, lento, che compare 829 volte nei titoli delle ricette. Ma nella quasi totalità dei casi – cioè per 799 ricette – l’aggettivo lento non si riferisce alle modalità di preparazione, ma a un accessorio molto in voga negli ultimi anni nelle cucine degli americani: la pentola a cottura lenta, slow cooker appunto.

«È il metodo di cottura delle nonne, che lasciavano la pentola sul fuoco dalle sette del mattino per preparazioni che poi si mangiavano anche a cena», spiega Giorgio Calabrese, docente di nutrizione umana all’università di Torino. Un metodo di cottura più sano, dunque? «Dipende. Per le carni rosse sì, perché non fa sciogliere troppo i grassi saturi. Molto meno indicato per la cottura delle verdure, che tenute a sobbollire a lungo lasciano nel liquido gran parte dei loro principi nutritivi».

Tuttavia anche veloce è una caratteristica vantata spesso, con le sue 573 occorrenze. Queste ricette richiedono, in media, 45 minuti totali di preparazione (cottura compresa), contro i 60 minuti della ricetta che, tra tutte, si colloca esattamente a metà della distribuzione se si ordinano tutte le ricette appunto per tempi di preparazione, evitando così di dare troppo peso a quelle che prevedono tempi di macerazione o stagionatura, come per esempio i super alcolici.

Osservando le distribuzioni dei tempi medi di preparazione e cottura a confronto, si nota che le ricette della categoria “cucina quotidiana” (everyday cooking) sono quelle che necessitano di stare più tempo in pentola, mentre per il pane bisogna tenere le mani in pasta più a lungo rispetto ad altri tipi di ricette. Solo per le insalate e i drink il tempo di preparazione è maggiore rispetto alla cottura.

Più in generale gli aggettivi nei titoli delle ricette spesso esprimono la provenienza del piatto (‘italiano’ e ‘messicano’ sono tra i primi 10 per numero di occorrenze), il metodo di cottura, per esempio ‘baked’ e ‘grilled’, cioè al forno e grigliato, superano entrambi le 150 occorrenze. Ma ci sono anche molti aggettivi che descrivono caratteristiche qualitative della pietanza, come creamy, fresh, whole (cremoso, fresco, integrale), o tipi di cucina, tra cui vegan, low-fat eccetera.

Ma c’è un metodo “professionale” per costruire il titolo di una ricetta? «Per i piatti più creativi è buona norma che il titolo dica chiaramente quello che si propone di mangiare, mentre per i piatti della tradizione la cultura rende questo lavoro meno necessario: tutti sanno qual è l’ingrediente principale di una caponata», osserva Matteo Berti chef e direttore di una scuola di cucina a Parma, «Inoltre l’ordine degli ingredienti citati non deve essere casuale: il primo deve costituire la nota caratterizzante, mentre il secondo elemento citato deve esprimere una continuità e mai coprire il primo».

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Categorie: Tempi e titoli