Dove si mangia si è felici. La cucina non è un ambiente per haters

Pubblicato da Redazione il

Pochissimi i voti bassi, molte parole positive, che spaziano dalla gratitudine all’entusiasmo. E anche tra i commenti negativi, alcuni hanno un atteggiamento costruttivo.
C’è gratitudine, entusiasmo, c’è soddisfazione. Le parole usate nei commenti spesso ruotano attorno a questi concetti e d’altronde anche i voti dati alle ricette sono di solito molto alti. Nel sito analizzato, infatti, oltre a recensire la ricetta c’è la possibilità di lasciare un voto alle preparazioni proposte, e in effetti quasi il 90% delle ricette è stato votato, di cui il 25% ha superato i 50 voti ricevuti. In totale i voti alti sono molto più numerosi rispetto alle valutazioni scarse, come mostra il grafico.

Come ci si può aspettare, chi assegna un punteggio alto tende poi a lasciare un commento positivo, come in effetti si rileva guardando l’emergere di gruppi di aggettivi quali “fantastico”, “delizioso”, “saporito”, “favoloso”. Un clima positivo è poi espresso con i ringraziamenti rivolti agli autori delle ricette.

Secondo la saggezza popolare «se hai un problema, aggiungi olio», tuttavia gli agglomerati di parole con connotazione negativa si trova proprio “olioso”, accompagnato da “duro”, “gommoso”, “grasso”. Chi non ha gradito, racconta una delusione legata proprio alla caratteristica del cibo, fino ad arrivare a connotazioni fortemente negative con gli aggettivi “terribile”, “disgustoso”, “cattivo”, “orribile”. Ma avranno cucinato male loro? Saranno solo ad essere negati in cucina? Alcuni ci tengono a precisare di aver eseguito il procedimento alla lettera, altri invece propongono delle modifiche, dimostrando un atteggiamento più costruttivo. Nel peggiore dei casi l’utente insoddisfatto butta tutto.

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